giovedì 6 ottobre 2022

Il concerto di De Gregori e Venditti: il marito e l'amante

Dunque, da dove iniziamo? Da dove questi due signori si erano lasciati, naturalmente: Il folk studio, l’album di esordio a quattro mani “Theorius Campus” del 1972, dove i loro nomi non compaiono in copertina, e dalle 12 tracce scritte a quattro mani che comparivano in quell’LP. Tra luci ed ombre spiccano la ballata a due voci “Dolce signora che bruci” e l’immortale “Roma Capoccia”. Queste due canzoni, 50 anni dopo, faranno proprio da trait d’union per riannodare i fili delle carriere parallele dei due mostri sacri della canzone italiana Francesco De Gregori e Antonello Venditti, visto che vengono riproposte nel loro concertone comunitario e celebrativo.

E allora spostiamoci ai giorni d’oggi, quindi. Arena di Verona, 5 ottobre 2022: lo scenario post pandemico è splendido: gradinate strapiene, e non solo di capelli brizzolati, ma anche di giovani che sicuramente non c’erano ai tempi della stragrande maggioranza delle canzoni proposte in scaletta. Per la statistica: quelle del “Principe” tutte datate prima dell’85 ad eccezione di una canzone; addirittura tre canzoni da Rimmel e carrellata contenente praticamente tutti i classiconi, ad eccezione di “Niente da capire”. Per Venditti scelta più eterogenea: qualche classico ’70, molto dal repertorio più disimpegnato ’80, e addirittura 3 o 4 pezzi che si spingono fino al disco del 2011. Molte delle canzoni a due voci (vista la forma non proprio perfetta di De Gregori, la scelta- un po’ di comodo- è stata quella di dividersi democristianamente le strofe di quasi tutte le canzoni e non cantare contemporaneamente per evitare disastri, tranne qualche ritornello e, come vedremo sotto, “Dolce signora che bruci”), mentre parte dello show (e ti credo, visto che dura 2 ore e mezza e i due settantenni sul palco dovevano fare pur qualche pausa) ha visto i due alternarsi sul palco.



Quello che segue comunque è un diario semiserio della serata, come semiseri sono stati i due: Venditti ancora una volta, come nel 2017 del resto, in gran forma e con una voce ancora in grado di sfoderare gli acuti da “Notte prima degli esami” per intenderci, De Gregori meno in palla, più piacione rispetto ai classici standard Dylaniani che prevedevano zero interazioni con il pubblico pagante, e che mi ha lasciato un grosso dubbio: la storpiatura fuori tempo, a volte insopportabile, delle canzoni è voluta o è ormai una necessità dettata dall’incapacità di prendere bene gli intro?


21.05 il concerto inizia quasi puntuale. Grande gioco di luci, intro al piano di Venditti, parte “Bomba o non bomba”. Venditti impeccabile, Ray-Ban e sorriso smagliante mentre maneggia sul suo pianoforte (suo perché il pianista della nutrita band- 10 elementi a supporto, tra cui violino e sax- ne ha un altro a disposizione, più defilato sul palco rispetto a quello suonato da Antonello). De Gregori spaesatissimo, salta la sua strofa (la seconda), rimanendo lontano dal microfono.

21:15 sono arrivate in sequenza “La leva calcistica della classe 68” e “Modena”: già si capisce che la serata sarà intrisa di classiconi. Il pubblico si frega le mani

21:27 “Bufalo Bill” e “La storia” a due voci (Alternate): Venditti continua ad essere più in palla del suo più giovane collega

21:37 De Gregori dopo l’intro di Generale cala di un paio di toni. Tra l’altro, versione poco rispettosa dell’originale: sembra una cover della cover rock di Vasco Rossi. Ancora finora nessuna interazione con il pubblico, mentre l’unica interazione tra i due cantautori è lo “scambio” di strofe nelle reciproche canzoni

21:43 Boati: “Buffalo Bill”, “Sotto il segno dei pesci”, così una dietro l’altra, hop hop

21:45 De Gregori è il marito: anziano, burbero e rassicurante. Venditti è l'amante: non ci vivrei ma per una serata così è il massimo


21:52 Chicca: dopo una lunga introduzione a parole, in cui De Gregori in versione ciarliera rivendica la paternità di questo brano (contenuto nel disco di esordio dei due), parte “Dolce signora che bruci” in acustica a due voci (le altre finora sono state tutte a voci alternate)

21:55 Dopo si separano. Rimane sul palco il Principe (presentato così da Venditti): il primo brano è “Alice”

21:59 Sorpresa: in scaletta c’è “Atlantide”, una delle mie preferite. Peccato per la scelta dell’arrangiamento: versione chiassosa con assolo di chitarra alla fine

22:08 Dopo “Santa lucia” si innesta l’intro di “com'è profondo il mare” che prelude ad un omaggio a Dalla. Il brano successivo infatti è “Canzone” che vede sul palco il ritorno di Venditti

22.20 è il turno di Antonellone: doppietta micidiale, “Ci vorrebbe un amico” e “Notte prima degli esami”. Si parte piano solo, poi arrivano tutti gli strumenti

22:24 Ritorna De Gregori dopo i classici antonelliani, con “La donna cannone” il Principe si ripiglia un po’

22:27 Sul finale della Donna cannone primo errorino di memoria anche per Antonello, che si perde sulla fame e sulla sete

22:36 Canzone più recente finora: “Che fantastica storia la vita” del 2002. De Gregori si è fermato all’83

22:40 Mi correggo: Anto esegue anche “Unica” del 2011. Tutto sommato il pubblico apprezza

23:11 Tutti in piedi per “In questo mondo di ladri” e scopro che pur non sentendola da 34 anni la so ancora a memoria

23:16 Arriva “Sempre e per sempre”: signori, una canzone di De Gregori del nuovo millennio (2001)

23:18 Gag di Francesco al pianoforte per introdurre “Buonanotte fiorellino” ("non è che solo Venditti sa suonare il piano")

23:21 Dopo due ore e un quarto finiscono i tempi regolamentari del concerto

23:25 Non si sono fatti poi pregare tanto, e riparte la conduzione a due con “Ricordati di me”

23:33 Finalone con “Roma capoccia”. De Gregori gigioneggia cantandola mezza in spagnolo, peccato perché la butta un po' in vacca. Finisce così il concerto, con i due che si abbracciano nei loro giubbini in pelle. Ovazione del pubblico

[Epilogo: 8:19 del 6 ottobre] Stamattina mi sono svegliato con quella insostenibile voglia di “Roma capoccia”, ma cantata bene.

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